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I Pomodori

Coltivazione dei pomodori, buone pratiche agricole in azienda

Famiglia: Solanaceae

Genere e specie: Solanum lycopersicum L.    

Sommario

Quando e come coltivare i pomodori

Originario dell’America Latina, il pomodoro è l’ortaggio da frutto più coltivato al mondo. Il grande successo della coltura si può sicuramente attribuire al suo sapore inconfondibile e alla grandissima varietà di forme e dimensioni delle varietà presenti oggi sul mercato. Il frutto è una bacca, di colore variabile dal verde, al giallo, al rosso o addirittura nero, in base al contenuto ed al rapporto tra Licopene e B-carotene (pigmenti). La coltivazione si adatta a diversi terreni purché ben drenati e preferibilmente con una buona frazione di sostanza organica. La temperatura minima di crescita è di 8-10°C, l’ideale 22-26°C, per questo e per altri motivi la coltivazione avviene quasi prettamente in serra.

Preparare il terreno con cura. Il pomodoro richiede un terreno fertile, soffice, ben drenato e ricco di sostanza organica. Per preparare il terreno, bisogna ararlo in autunno a una profondità di 30-40 cm e interrare del concime organico a base di letame a una dose di 20-40 q.li per ha. In primavera, prima di trapiantare le piantine, bisogna effettuare una aratura superficiale per eliminare le erbacce e livellare il terreno.

Trapiantare le piantine al momento giusto. Il pomodoro è una pianta che teme il freddo e ha bisogno di temperature minime superiori ai 13°C per crescere bene. Per questo motivo, il trapianto in campo va effettuato quando non c’è più rischio di gelate tardive, in genere tra aprile e maggio a seconda delle zone. Le piantine devono essere sane, robuste e alte circa 15-20 cm.

L’impianto prevede il trapianto delle giovani piante in file binate distanti 80 cm, 60 cm tra le file e 40 cm
sulla fila, con densità di 3-3,5 piante al m2, allevato in verticale tramite fili-tutor. Importantissima risulta l’operazione di sfemminellatura ovvero l’eliminazione dei germogli ascellari, per evitare la differenziazione
di più fusti e quindi un eccessivo affastellamento della vegetazione a scapito della grandezza dei frutti e della loro uniformità di maturazione. 
Un’attenzione particolare va posta alla preparazione del terreno e al controllo delle erbe infestanti, sia tramite sarchiature che con diserbanti selettivi. 

Curare le piante durante la crescita. Il pomodoro richiede alcune cure durante la sua crescita, come l’irrigazione, la concimazione, la potatura, la tutoratura e la prevenzione delle malattie. L’irrigazione va fatta con regolarità ma senza eccedere, evitando i ristagni d’acqua che favoriscono i marciumi radicali. Attualmente il sistema di adacquamento più efficiente è quello tramite manichetta forata posta al di sotto del telo pacciamante, garantendo quindi sia il controllo delle infestanti sia la riduzione dell’evaporazione dell’acqua dal suolo. Inoltre, bisogna evidenziare che una concimazione ed irrigazione squilibrata possono determinare alterazioni
come il marciume apicale e la spaccatura dei frutti.

 

La concimazione va fatta con fertilizzanti organici o minerali bilanciati in azoto, fosforo e potassio, seguendo le dosi indicate sulle confezioni. La potatura consiste nell’eliminare i germogli ascellari (femminelle) che si
formano tra il fusto principale e i rami laterali, per evitare che sottraggano linfa alla pianta. La tutoratura serve a sostenere la pianta e a facilitare la raccolta dei frutti. 

La raccolta si effettua manualmente in maniera scalare all’invaiatura (insalatari) o a completa maturazione (colore e °Brix) dopo circa 60-90 giorni dal trapianto ed in base al periodo in cui viene coltivato.

Prevenzione nella coltivazione

La prevenzione è la prima forma di difesa fitosanitaria del pomodoro. Per prevenire l’insorgenza di malattie e parassiti, è importante seguire alcune regole di base nella scelta del terreno, nella rotazione delle colture, nella preparazione del letto di semina, nella selezione delle varietà, nella concimazione, nell’irrigazione e nella gestione delle infestanti. Vediamole nel dettaglio.

  • Scegliere un terreno ben drenato, fertile e con un pH compreso tra 6 e 7. Evitare i terreni troppo compatti, umidi o salini che favoriscono lo sviluppo di funghi patogeni come il Fusarium o la Phytophthora.
  • Praticare la rotazione delle colture, alternando il pomodoro con altre specie non ospiti delle stesse malattie o parassiti. Ad esempio, si può alternare il pomodoro con cereali, leguminose o crucifere. Evitare di coltivare il pomodoro nello stesso terreno per più di due anni consecutivi.
  • Preparare il letto di semina con una lavorazione superficiale del terreno che ne favorisca l’aerazione e la struttura. Eliminare i residui vegetali della precedente coltura che possono ospitare patogeni o insetti nocivi. Disinfettare il terreno con prodotti biologici o termici se necessario.
  • Selezionare varietà di pomodoro resistenti o tolleranti alle principali malattie e parassiti presenti nella zona di coltivazione. Consultare i cataloghi dei produttori o i centri di ricerca per scegliere le varietà più adatte alle proprie esigenze.
  • Concimare il terreno con sostanza organica o con fertilizzanti minerali equilibrati in base all’analisi del suolo. Evitare gli eccessi di azoto che rendono le piante più suscettibili agli attacchi fungini o batterici. Seguire le dosi e i tempi consigliati dai tecnici agricoli o dalle etichette dei prodotti.
  • Irrigare il pomodoro con sistemi a goccia o a microaspersione che riducono lo stress idrico delle piante e limitano l’umidità fogliare che favorisce lo sviluppo di malattie fungine o batteriche. Evitare gli eccessi o le carenze d’acqua che indeboliscono le piante e le rendono più vulnerabili agli attacchi parassitari. Seguire le indicazioni dei sensori di umidità del suolo o dei bilanci idrici per regolare l’irrigazione in base alle condizioni climatiche e al fabbisogno delle piante.

Gestire le infestanti con metodi meccanici, biologici o chimici che ne limitino la competizione con il pomodoro per le risorse e la diffusione di malattie o parassiti. Ad esempio, si possono usare pacciamature.

La difesa fitosanitaria della coltivazione dei pomodori

La difesa fitosanitaria del pomodoro  ha lo scopo di proteggere le piante dai nemici naturali che possono compromettere la qualità e la quantità dei pomodori. Si tratta principalmente di malattie fungine (peronospora, alternaria, botrite ecc.), batteriche (cancro batterico, maculatura fogliare ecc.), virali (virus del mosaico del pomodoro, virus del bronzamento fogliare ecc.) e parassiti animali (afidi, tripidi, mosca bianca, acaro rosso ecc.). Per prevenire e combattere questi problemi si possono adottare diverse strategie: la rotazione colturale, la scelta di varietà resistenti o tolleranti, l’uso di piantine sane e certificate, il monitoraggio costante del campo, l’applicazione di prodotti fitosanitari chimici o biologici nel rispetto delle norme vigenti.

Le principali problematiche fitosanitarie di natura parassitaria possono essere malattie fogliari pericolose come Peronospora, Alternaria, Antracnosi e Oidio ma anche Botrite, e patogeni che attaccano fusto e radici come Pythium, Sclerotinia, Rhizoctonia, Fusarium e Verticillium. L’eccesso idrico in particolare può fomentare queste problematiche portando anche all’affermazione di batteriosi di difficile eradicazione.

Diversi fitofagi possono causare danni ingenti alla coltivazione se non identificati e controllati per tempo. In particolare, la Tignola (Tuta absoluta) e le Nottue attaccano foglie e frutti, mentre Afidi, Aleuroidi, Tripidi ed Acari (ragnetto rosso) possono trasmettere diversi virus e causare deformazioni e decolorazioni sia alla pianta (indebolendola) sia ai frutti, determinandone la non commerciabilità. A livello radicale, soprattutto in terreni sabbiosi e poveri di sostanza organica, un’attenzione particolare va rivolta verso la presenza dei nematodi.

La strategia fitosanitaria va quindi elaborata sulla base delle problematiche sopra descritte ed in base al regime aziendale (SQNPI, Biologico, Disciplinari, ecc.) per garantire la copertura fitosanitaria adeguata ed il soddisfacimento dei requisiti di qualità.

La nutrizione nella coltivazione

La coltura del pomodoro richiede fabbisogni nutritivi crescenti in azoto (N), fosforo (P) e potassio (K), ma risulta particolarmente importante la gestione della nutrizione con il calcio (Ca) e il magnesio (Mg). Ovviamente, anche la carenza di microelementi essenziali come il ferro (Fe) il boro (Bo), il molibdeno (Mo), il rame (Cu) e lo zinco (Zn) se carenti, possono determinare importanti flessioni produttive e prodotti di bassa qualità.

L’azoto (N) è essenziale per la sintesi delle proteine e degli acidi nucleici, per la formazione della clorofilla e per la regolazione della fotosintesi. Una carenza di azoto si manifesta con un ingiallimento delle foglie più vecchie, una riduzione della crescita vegetativa e una minore produzione di frutti. Un eccesso di azoto, invece, può causare un’eccessiva vegetazione a scapito della fioritura e della fruttificazione, oltre a favorire le malattie fungine e batteriche.

Il fosforo (P) è importante per la trasmissione dell’energia nelle cellule, per la formazione delle membrane cellulari e per la fioritura e la fruttificazione. Una carenza di fosforo si manifesta con un arrossamento delle foglie più vecchie, una riduzione della crescita radicale e una scarsa produzione di frutti. Un eccesso di fosforo, invece, può interferire con l’assorbimento di altri elementi come il ferro e lo zinco.

Il potassio (K) è coinvolto nella regolazione dell’equilibrio idrico della pianta, nella traslocazione degli zuccheri e nella resistenza agli stress biotici e abiotici. Una carenza di potassio si manifesta con un ingiallimento marginale delle foglie più vecchie, una riduzione del calibro dei frutti e una maggiore suscettibilità alle malattie fungine e batteriche. Un eccesso di potassio, invece, può competere con l’assorbimento di altri elementi come il calcio e il magnesio.

Il calcio (Ca) è fondamentale per la struttura e la stabilità delle pareti cellulari, per la divisione cellulare e per la qualità dei frutti. Una carenza di calcio si manifesta con una necrosi apicale dei frutti (BER), una deformazione delle foglie più giovani e una maggiore sensibilità alle malattie fungine e batteriche. Un eccesso di calcio, invece, può ridurre la disponibilità di altri elementi come il potassio e il magnesio.

Il magnesio (Mg) è il componente centrale della molecola di clorofilla, per cui è indispensabile per la fotosintesi. Una carenza di magnesio si manifesta con un ingiallimento tra le nervature delle foglie più vecchie, una riduzione della crescita vegetativa e una minore produzione di frutti. Un eccesso di magnesio, invece, può ostacolare l’assorbimento di altri elementi come il calcio e il potassio.

Per garantire una corretta nutrizione del pomodoro in campo è quindi necessario effettuare una concimazione equilibrata che tenga conto delle caratteristiche del terreno, della varietà coltivata, del ciclo produttivo e delle condizioni climatiche. Si consiglia di effettuare una concimazione organica prima della semina o del trapianto, utilizzando un concime organico a base di letame di buona qualità.

Di seguito sono riportati degli interventi consigliati per la nutrizione equilibrata della coltura. Ovviamente, un piano di concimazione professionale e dettagliato si basa sulle analisi chimico-fisico-biologiche del suolo dove avviene la coltivazione tenendo anche conto dello storico dell’appezzamento.

  • Concimazione di Fondo:
  • Con concime organico a base di letame (ammendante) per aumentare la sostanza organica nel terreno e quindi la sua capacità di ritenere l’acqua e la disponibilità di microelementi + concime complesso a lento rilascio.
  • Inoculo di microrganismi:

In fase di Pre-trapianto o direttamente al trapianto tramite fertirrigazione, per migliorare lo sviluppo della coltura e favorire il microbioma della rizosfera.

  • Concimazione di Copertura
    • Fertirrigazione
      • N frazionato in interventi settimanali con concimi idrosolubili (rapporto N:P:K 2-1-3) o organici, ricchi di Ca e Mg.
    • Interventi fogliari
      • Integrazione settimanale di Ca alternata a K, per promuovere la croccantezza e la conservabilità del prodotto. È possibile associare interventi di difesa fitosanitaria (se compatibili/miscibili) ed eventuali biostimolanti.

Per evitare un eccessivo rigoglio vegetativo, soprattutto nella fase di accrescimento, si consiglia di non eccedere con la concimazione azotata e con gli apporti irrigui.

 

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