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La Vite

Coltivazione della Vite, buone pratiche agricole in azienda

Famiglia: Vitaceae

Genere e specie: Vitis vinifera

Sommario

La difesa fitosanitaria della Vite

La principali patologie che possono colpire la Vite, e che guidano, di fatto, tutta l’impostazione della difesa fitosanitaria, sono essenzialmente:

  • Peronospora (Plasmopara viticola);
  • Oidio (Erysiphe nector)
  • Botrite (Botritis cinerea)

 

Accanto a queste, abbiamo ulteriori problematiche, meno diffuse ma egualmente dannose, quali Black-root, Escoriosi e Flavescenza dorata, generalmente legate a specifici territori: le prime due, in particolari, possono essere controllate seguendo i protocolli di difesa previsti per Peronospora ed Oidio, scegliendo opportune molecole in grado di controllare entrambe.

 

Tra i fitofagi, la difesa si concentra principalmente verso:

  • Tignola della Vite (Lobesia botrana)
  • Tignola Rigata (Cryptoblabes gnidiella)

 

Oggetto di attenzione particolare, è rappresentato dallo Scaphoideus titanus: una cicalina responsabile della trasmissione della Flavescenza dorata.

 

La base per la corretta difesa fitosanitaria, lo ricordiamo, passa necessariamente dall’attenta osservazione dei seguenti fondamentali passaggi:

  • Riconoscimento della malattia;
  • Tempestività del trattamento;
  • Utilizzo di Agrofarmaci registrati;
  • Qualità della distribuzione ottimale.

PATOGENI FUNGINI

Peronospora (Plasmopara viticola)

È un parassita obbligato della Vite, ritenuta la principale patologia fungina, in grado di arrecare gravi danni alla produzione.

La Peronospora è in grado di colpire qualsiasi organo verde della pianta (germogli, foglie, giovani infiorescenze) nonché i grappoli in fase di accrescimento.

Si conserva da un anno all’altro grazie alla formazione di oospore, localizzate nel terreno: spore sessuate le quali, al termine di un periodo di maturazione, in presenza di un’adeguata bagnatura del terreno e con temperature medie superiori ai 10°C, germinano dando origine a macrosporangi. Questi ultimi, contengono, a loro volta, le zoospore che, a seguito di precipitazioni di una certa entità (>10 mm nell’arco delle 24-48 ore), raggiungono la vegetazione e, a seguito della loro penetrazione attraverso gli stomi, danno origine alle Infezioni Primarie.

All’interno del tessuto fogliare, si sviluppa il micelio durante il cosiddetto “Periodo di Incubazione”, ossia il tempo intercorso tra l’infezione e la comparsa dei sintomi: questo, può richiedere tempistiche differenti a seconda delle condizioni ambientali (con Umidità Relativa 80-100 % e temperature comprese tra i 20-25°C, ci vogliono circa 4 giorni).

Al termine del periodo di incubazione, abbiamo la comparsa dei sintomi segnalatori dell’avvenuta infezione di Peronospora, con l’eventuale presenza della sporulazione, ossia la formazione di una patina biancastra nella pagina inferiore della foglia, la quale corrisponde alle strutture asessuate della malattia (rami sporangiofori e sporangi) le quali contengono le zoospore che daranno origine alle infezioni successive (Infezioni Secondarie). La vitalità degli sporangi dipende molto dalle condizioni climatiche e può ridursi drasticamente con temperature superiori 30°C, anche in presenza di un’elevata Umidità. La temperatura minima per avere l’infezione è, al contrario, 5-6°C.

La possibilità di originare delle infezioni secondarie, comporta il verificarsi di numerosi cicli di infezioni durante la stagione, il cui numero è determinato da: andamento climatico, capacità di colonizzazione del patogeno, produzione e dispersione dell’inoculo, precocità delle infezioni primarie.

 

Sintomi:

  • Foglie: comparsa, sulla pagina superiore, di macchie giallastre traslucide (Macchia d’Olio) di forma tondeggiante e dimensioni variabili. In corrispondenza, nella pagina inferiore, abbiamo la sporulazione, ossia la presenza di una patina biancastra rappresentata dagli sporangi: quest’ultima, in particolari condizioni di scarsa umidità, può anche non presentarsi. Con il tempo, la macchia necrotizza e questo comporta una grave limitazione alla capacità fotosintetica della pianta.
  • Infiorescenze: in genere si evidenzia la sporulazione sui giovani fiori, nonché una necrosi diffusa sul rachide. In questo caso, a causa del blocco dello sviluppo dei tessuti, si ha la classica deformazione ad “esse” del rachide stesso.
  • Grappolo: sul grappolo in post-allegagione, abbiamo la comparsa della cosiddetta “larvata”, ossia il raggrinzimento e l’imbrunimento degli acini. Ciò è provocato dal fatto che la degradazione degli stomi dell’acino, non consente ai rami sporangiofori di fuoriuscire e dare origine alla sporulazione. Ne deriva una sintomatologia molto simile a quella provocata dall’attacco trofico delle larve di Tingoletta, da cui il nome.
  • Tralci: meno diffusa. Si manifesta con un leggero imbrunimento dei tessuto e si ha, in rari casi, la comparsa della sporulazione. Può dare origine alla deformazione ad “esse” già vista per le infiorescenze.

La difesa dalla Peronospora si basa su interventi fungicidi preventivi da effettuarsi fin dalla fase del germogliamento. L’uso delle capannine meteorologiche ed i relativi modelli previsionali, stanno facilitando notevolmente, negli ultimi anni, il corretto posizionamento delle diverse molecole a disposizione.

Importante evidenziare come la scelta dei Prodotti debba necessariamente considerare lo stadio fenologico della Vite al momento del trattamento, secondo i seguenti parametri:

  • Germogliamento: fase iniziale, nel quale si utilizzano, in genere, prodotti di copertura e/o dotati di scarsa mobilità (citotropici-translaminari)
  • Sviluppo dei Germogli – Fioritura: fase di veloce crescita della vegetazione. In questo caso è necessario ricorrere a molecole dotate di elevata mobilità, le quali “seguono” la crescita della pianta e ne consentono la massima protezione (sistemici).
  • Allegagione – Accrescimento del Grappolo: in questa fase, in genere, la crescita della Vite rallenta e ci si concentra sulla protezione del grappolo. Da preferire prodotti con elevata affinità per le cere e con mobilità citotropica e/o di copertura.

Di seguito, si riportano le molecole previste dalle Linee Guida Nazionali della Difesa Integrata 2024, le quali fungono da base per la compilazione dei DIV (Disciplinari di Difesa Integrata Volontaria) regionali:

Oidio (Erysiphe necator)

Patogeno fungino obbligato dei generi Vitis: a differenza della Pronospora si sviluppa all’esterno dei tessuti (patogeno epifitico).

 

Lo svernamento può avvenire sotto forma di:

  • Micelio – localizzato a livello delle gemme. In questo caso, si possono verificare delle infezioni già a partire dalle prime 3-5 foglie sviluppate e proseguire fino alla fioritura. Il germoglio colpito si ricopre completamente di una patina biancastra, le foglie si ripiegano tipicamente verso l’alto e, successivamente, disseccano. Durante lo sviluppo, si ha la formazione dei conidi, responsabili della diffusione delle infezioni. Questi, già con umidità del 20% e temperature da 6 a 33 °C, sono in grado di germinare (la presenza di acqua, al contrario, nel limita fortemente la germinazione). Temperature ottimali per lo sviluppo della malattia sono comprese nell’intervallo 22-25°C. Valori di umidità oltre l’85% rallentano molto la crescita del micelio.
  • Cleistoteci – ossia corpuscoli resistenti con, all’interno, le ascospore che daranno il via alle infezioni primarie. Questi, si possono osservare già a partire da Luglio-Agosto: corpuscoli che, maturando, passano dal giallo al nero, in circa 25 gg con temperature comprese tra i 20 ed i 25 °C. Le piogge successive, ne determinano la diffusione sul ritidoma dal quale, l’anno successivo, daranno origine alle infezioni primarie . Piogge di 2,5 mm e temperature comprese tra i 10 ed i 32°C provocano il rilascio delle ascospore sulla vegetazione. La presenza di un velo di acqua (ma anche della sola umidità >50%) determina la germinazione delle ascospore e l’inizio dell’infezione. Temperature inferiori ai 5°C e superiori ai 30°C ne inibiscono l’attività.

 

Sintomi:

  • Foglie: si possono osservare piccole aree circolari (0,5-1 cm), clorotiche e traslucide. L’identificazione precoce è spesso difficoltosa. Tali maculature, si ricoprono, successivamente, di un micelio biancastro e polverulento. Maggiormente suscettibili, sono le foglie più giovani.
  • Tralci: anche i tralci erbacei sono interessati dall’attacco dell’Oidio. In genere, il sintomo si manifesta con la formazione di una patina biancastra la quale, con il procedere della lignificazione, assume una colorazione bruno-rossastra, evidenziando una reticolatura scura.
  • Infiorescenze: sulle giovani infiorescenze, la presenza dell’Oidio è molto evidente. Essa si manifesta con la formazione di una patina tipicamente grigio-biancastra, la quale ricopre interamente il bocciolo. Questa, può provocare difficoltà all’allegagione.
  • Grappolo: sugli acini colpiti, si evidenziano delle reticolature bruno-nerastre, evidenti soprattutto sui vitigni a bacca bianca. Le infezioni precoci possono provocare delle fessurazioni estremamente pericolose in quanto vie di ingresso di patogeni secondari quali botrite, agenti del marciume acido etc. I sintomi, in genere, divengono meno evidenti con il sopraggiungere della fase di invaiatura.

I principali fattori ambientali che influenzano lo sviluppo dell’Oidio, dei quali tenere conto, sono riassumibili in:

  • Piogge: se eccessive, risultano particolarmente limitanti allo sviluppo del patogeno. Al contrario, lievi precipitazioni, accompagnate da una leggera bagnatura, sono ottimali per la germinazione delle ascospore.
  • Temperature: condizione determinante. L’optimum di sviluppo sia ha attorno ai 25°C, anche se l’intervallo di sviluppo è particolarmente ampio (5-33°C). Oltre i 35°C si ha l’inibizione dei conidi ed il forte rallentamento dello sviluppo delle colonie.
  • Umidità Relativa: ampio intervallo di sviluppo, con un optimum per la sporulazione e la germinazione dei conidi attorno all’80-90%.
  • Radiazione Solare: effetto sfavorevole con elevata luminosità (in particola per i raggi UV).

 

Nella difesa dall’Oidio, possiamo identificare tre fasi ben precise, con indicazioni specifiche per la massima protezione:

  1. Da Ripresa Vegetativa a Inizio Fioritura
    1. Contenimento delle infezioni ascosporiche, o del miceli svernante, per evitare l’incremento dell’inoculo
      • Utilizzo di sostanze sistemiche per seguire la crescita vegetativa
    2. Da fioritura-allegagione a chiusura grappolo
      1. Trattamenti cautelativi per proteggere gli acini (massima suscettibilità)
        • Utilizzo di sostanze molto efficaci per la protezione del grappolo
      2. Da chiusura grappolo ad invaiatura
        1. Minore suscettibilità dei grappoli

Mantenimento protezione preventiva fino ad invaiatura

Di seguito, si riportano le molecole previste dalle Linee Guida Nazionali della Difesa Integrata 2024, le quali fungono da base per la compilazione dei DIV (Disciplinari di Difesa Integrata Volontaria) regionali:

Botrite (Botrytis cinerea)

Fungo polifago con attitudine saprofitaria. È universalmente riconosciuto come uno dei principali patogeni della Vite, provocando danni sia qualitativi che quantitativi alla produzione. Già la sua presenza superiore al 10% compromette l’ottenimento di vini di qualità, a causa del conferimento agli stessi di odori e sapori sgradevoli, oltre a squilibri negativi in termini di acidità, colore e limpidezza.

 

Il fungo sverna sotto forma di sclerozi localizzati sui tralci. Alla ripresa vegetativa, si ha la germinazione degli sclerozi i quali producono grandi quantità di conidi che vengono successivamente dispersi dal vento e dalla pioggia. L’optimum termico per lo sviluppo dei conidi è di 18-20°C: la presenza di acqua non è necessaria, in quanto già con una umidità del 95% si ha l’emissione del tubo germinativo (anche se le tempistiche di crescita sono dilatate).

Il numero dei conidi aumenta progressivamente fino alla fioritura, si riduce dopo l’allegagione, e riprende nuovamente dall’invaiatura in poi.

 

Sintomi:

  • Foglie: generalmente, i sintomi sulle foglie si manifestano in Primavera, con lesioni insistenti principalmente sui margini. Con il procedere della stagione, tale sintomatologia tende a sparire.
  • Tralci: la malattia si evidenzia con la formazione di sclerozi scuri, a seguito della colonizzazione del micelio.
  • Infiorescenze: gli attacchi si possono verificare anche prima della fioritura stessa, con imbrunimenti che precedono la formazione della tipica muffa grigia (altro termine utilizzato per identificare il patogeno). In questa fase, particolare attenzione deve essere riposta alla difesa in quanto i residui fiorali, in post-allegagione, possano rimanere all’interno del grappolo dopo la chiusura e, conseguentemente, colpire gli acini appena formati.
  • Grappolo: i sintomi, in genere, compaiono dall’invaiatura in avanti. Nelle varietà a bacca bianca, si ha un imbrunimento che precede la formazione della muffa grigia, nelle varietà a bacca rossa, al contrario, il marciume di manifesta subito. L’acino si fessura e si forma la tipica muffa grigia sulla lesione.

 

La difesa dalla Botrite, deve tenere conto dei seguenti aspetti determinanti il processo infettivo:

  • Il fungo è un saprofita polifago, quindi in grado di sopravvivere su molti ospiti secondari, per cui l’inoculo è sempre presente;
  • Capacità distruttiva elevata;
  • Umidità e bagnatura fondamentali per lo sviluppo del processo infettivo;
  • Elevata suscettibilità da parte della pianta variabile nelle diverse fasi fenologiche. Critica soprattutto la fase dall’invaiatura in poi.
  • Eventuali lesioni degli acini, a seguito di traumi meccanici e/o attacchi di Tignole, risultano essere particolarmente pericolose, in quanto si vengono a creare vie di ingresso privilegiate per la Botrite (ed anche di patogeni secondari, quali il Marciume Acido).

Per quanto detto, si possono identificare tre momenti fondamentali nel quale concentrare le contromisure nei confronti della Botrite, con trattamenti preventivi:

  1. Fioritura: soprattutto in condizioni climatiche particolarmente umide.
  2. Pre-chiusura grappolo: per “bonificare” gli acini ed evitare, o limitare, la presenza di potenziali inoculi all’interno del grappolo, difficile da trattare successivamente.
  3. Invaiatura: fase più critica. A seconda delle condizioni climatiche, prevedere uno-due trattamenti preventivi.

Di seguito, si riportano le molecole previste dalle Linee Guida Nazionali della Difesa Integrata 2024, le quali fungono da base per la compilazione dei DIV (Disciplinari di Difesa Integrata Volontaria) regionali:

FITOFAGI

Tignoletta della Vite (Lobesia botrana)

La Tignoletta della Vite viene considerato il fitofago chiave per la viticoltura italiana.

  • Adulto: si presenta come una farfalla dalle dimensioni estremamente contenute (10-12 mm di apertura alare), di colore grigio variegato.
  • Larva: misurano 9-10 mm di lunghezza. Il colore vira dal nocciola al verde brunastro con il procedere delle età. Sono quest’ultime le uniche responsabili del danno.
  • Uovo: alla deposizione si presenta biancastro, opaco. Quando è prossimo alla schiusura, si riesce ad evidenziare bene il capo scuro della larva all’interno (fase “testa nera”). Le uova non fertili si presentano, in genere, schiacciate e raggrinzite.

L’andamento climatico, in particolare della temperatura, è un parametro importante per determinare il livello di infestazione che potremmo avere nel campo.

Da considerare che temperature <10°C e >35°C rappresentano un forte limite allo sviluppo di uova e larve: in molti areali, soprattutto del Sud, difatti, la terza generazione non rappresenta un grosso problema proprio grazie alle alte temperature del periodo.

Sverna come crisalide protetta dal ritidoma. Il suo ciclo annuale è composto da tre generazioni (in alcune situazioni favorevoli, anche quattro), tra le quali si distinguono:

  • Ia Generazione (antofaga): originata dalla popolazione svernante. Il volo che la precede, si verifica attorno alla metà di Aprile e può durare anche un mese. L’ovideposizione avviene sulle infiorescenze e da questa, si svilupperanno le larve che si nutriranno dei fiori. Sono facilmente individuabili grazie alla presenza di fili sericei con i quali formano dei glomeruli raggruppando i fiori. Il danno che ne deriva è di tipo quantitativo.
  • IIa Generazione (carpofaga): il volo che darà origine alla seconda generazione, avviene in genere a partire dalla seconda metà di Giugno, protraendosi anche per 3-4 settimane. Le uova vengono deposte sulla superficie dell’acino. Le larve, dopo un breve periodo di vagabondaggio, penetrano nell’acino e se ne nutrono dall’interno. I danni sono, anche in questo caso, principalmente di tipo quantitativo. In molti areali, la seconda generazione è la chiave per la buona riuscita della difesa nei confronti di questo fitofago.
  • IIIa Generazione (carpofaga): gli adulti iniziano i voli, in genere a partire dai primi di Agosto, e possono coprire anche tutto il mese. Il danno si verifica con le stesse modalità viste per la seconda generazione. In questa fase, però, si verifica anche un importante impatto sulla qualità della produzione, a causa dello stato di maturazione avanzato degli acini, il quale favorisce l’insediamento di funghi patogeni sulle lesioni provocate dall’attività trofica delle larve (Botrite, Marciumi secondari, etc.).

La difesa nei confronti della Tignoletta della Vite, si attua partendo dalla valutazione di parametri quali:

  • Livello di infestazione;
  • Stadio biologico del fitofago.

Entrambe le informazioni, possono essere facilmente reperite attraverso l’attività di monitoraggio in campo, con l’ausilio di trappole a feromoni e l’osservazione puntuale dei grappoli: in questo modo, posso intervenire tempestivamente, posizionando correttamente i trattamenti insetticidi previsti.

L’applicazione, in genere, viene effettuata sulle larve della seconda e/o terza generazione, intervenendo, a seconda della tipologia di p.a. utilizzato, all’inizio dei voli che le genereranno o subito dopo.

Importante anche l’osservazione dei grappoli in campo, per l’individuazione del livello di infestazione e, soprattutto, sulla vitalità delle uova (sopra i 35°C si verifica una forte mortalità di larve ed uova).

Tignola rigata (Cryptoblabes gnidiella)

La Tignola rigata, è un fitofago presente ormai da qualche anno negli areali viticoli italiani ed ha rappresentato, fin dall’inizio, un serio problema di gestione fitosanitaria.

 

Si presenta come un lepidottero di piccole dimensioni appartenente alla famiglia Pyralidae.

  • Adulto: le forme adulte presentano un’apertura alare di circa 12-16 mm, di colore grigio scuro, intervallato da fasce chiare trasversali.
  • Larva: le dimensioni della larva evolvono dai 1-2 mm per quelle di prima età, fino ai 10-12 del V° ed ultimo stadio. Negli stadi intermedi, compaiono due caratteristiche linee scure longitudinali (da cui il nome di “rigata”).
  • Uovo: dimensioni approssimative di 0,2-0,4 mm, di forma sub-circolare, leggermente schiacciato ad un polo.

La Cryptoblabes è una specie polivoltina, arrivando a compiere 3-4 generazioni l’anno, a seconda dell’andamento stagionale: in genere, gli sfarfallamenti si osservano tra Maggio e Giugno, Luglio e Agosto e, nel caso di condizioni favorevoli, anche Settembre-Ottobre.

I danni sono pressoché identici a quelli causati dalla Lobesia, dalla quale si differenzia per il periodo (la rigata ha uno sfasamento nel volo di circa 2 settimane) e l’entità del danno (maggiore per la Cryptoblabes)

Anche in questo caso, fondamentale è l’attività di monitoraggio effettuata con Trappole a feromoni e l’intervento tempestivo con insetticidi specifici: questi ultimi, sono i medesimi previsti per la Tignoletta, avendo attività conclamata per entrambe.

Di seguito, si riportano le molecole previste dalle Linee Guida Nazionali della Difesa Integrata 2024, le quali fungono da base per la compilazione dei DIV (Disciplinari di Difesa Integrata Volontaria) regionali:

CONCIMAZIONE

La concimazione della Vite da Vino, come per tutte le colture, deve partire da una precisa conoscenza della dotazione del terreno sul quale è situato l’impianto, e dall’obbiettivo produttivo che ci si pone, si in termini quantitativi che qualitativi: a seconda della tipologia di vino che desidero ottenere, difatti, devo variare il mio piano di concimazione alfine di garantire determinati aspetti qualitativi dell’uva.

Inoltre, molti disciplinari prevedono delle limitazioni nella produzione/Ha le quali, ovviamente, impattano sulla concimazione generale.

Fatte queste premesse, possiamo individuare tre momenti specifici nel quale effettuare le nostre concimazioni:

  1. Autunno: è una fase molto importante, in quanto la pianta, prossima alla dormienza, immagazzina le scorte necessarie alla ripresa vegetativa della primavera successiva. Cruciale soprattutto la presenza di azoto, fondamentale per la costituzione della nuova vegetazione: nelle prime fasi di germogliamento, difatti, la pianta non lo assorbe dal terreno, facendo ricorso unicamente alle scorte accumulate nell’autunno precedente. Si consiglia, quindi, di prevedere, nel piano di concimazione, l’apporto di circa 1/3 dell’Azoto totale in questo periodo. La concimazione può essere completata con l’aggiunta di Fosforo e Potassio, in quanto non soggetti a dilavamento durante la stagione invernale.
  2. Primavera: in questa fase, si rendono necessari gli elementi essenziali per la formazione della vegetazione e, successivamente, il sostentamento della produzione. In genere si consiglia di completare la concimazione azotata apportandone 1/3 prima della fioritura ed il rimanente dopo.
  3. Estate: in questa fase, in genere, non si effettuano concimazioni, a meno di situazioni di emergenza qualora si abbia la possibilità di intervenire (es. impianto di fertirrigazione e/o con la concimazione fogliare).

Importante, comunque, monitorare costantemente il vigneto per individuare eventuali carenze e/o squilibri nutrizoinali che possano compromettere l’aspetto qualitativo/quantitativo della produzione (es. Disseccamento del Rachide).

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