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L’Olivo

Coltivazione dell' Olivo, buone pratiche agricole in azienda

Famiglia: Oleacee

Genere e specie: Olea Europaea

Sommario

Origine e classificazione botanica

L’origine dell’olivo è localizzata in Asia minore, tra il Caucaso, l’altopiano Iraniano e le coste Palestinesi, si diffonde poi attraverso la Grecia per arrivare circa 5000 anni fa nel sud dell’Italia.

Olea europea è l’olivo coltivato che appartiene alla famiglia delle Oleaceae , la quale include 30 generi e 600 specie differenti; alla specie Olea europea appartengono due sotto-specie:

  1. Olea europea oleaster var. Sylvestris, di taglia piccola con frutti piccoli e poco polposi, presenta rami con spine.
  2. Olea europea sativa, cioè l’olivo coltivato che presenta frutti più grandi e polposi.

Quando e come coltivare la cicoria da foglie

Descrizione morfologica e ciclo produttivo

L’olivo è una pianta arborea sempre verde con altezza media compresa tra i 2 m e i 5 m, con massimi che possono raggiungere anche i 15 m; la forma adulta ha il tronco nudo abbastanza massiccio con un diamtero di 2m – 3m. La chioma assume con il tempo la forma conica, ma ha portamento differente, eretto o pendulo, in base alle varietà; la radice è di tipo fittonante nelle prime fasi, con uno sviluppo abbastanza profondo nel primo anno di età. Nella zona del colletto l’olivo presenta delle iperplasie formate da ammassi di gemme avventizie e radicali, nelle piante adulte questo ingrossamento è molto voluminoso.

  1. Il fusto: esso è formato da una parte inferiore, che coincide con le iperplasie, chiamata ceppo o ciocco, che ogni anno produce i polloni; e da una parte superiore chiamata fusto, con corteccia lisca e di colore verde-grigio, che parte dal ciocco e termina con la suddivisione delle brache.
  2. Le branche: sono le ramificazioni che partono dal fusto e si distinguono in primare, se sono attaccate al fusto, o secondarie se si diramano da una branca primaria. Le branche che si formeranno successivamente saranno classificate seguendo la gerarchia di diramazione ( branca secondaria di primo ordine, la quale porterà le branche secondarie di secondo ordine e così via). Nei vari criteri di allevamento vengono sempre tenute le branche fino al secondo ordine, le successive vengono rimosse periodicamente con la potatutra di rinnovo.
  3. I rami: si possono distinguere in succhioni (ramo dritto con foglie piccole, molto vigoroso che in genere si sviluppano sulle branche principali), ramo da frutto (ramo non dritto e poco vigoroso il quale porta le gemme a fiore), ramo da legno (ramo vigoroso con foglie normali, porta le gemme a legno) e il ramo misto (una sola parte delle gemme produrrà legno).
  4. Germogli: sono distinti in ascellari (posizionati all’ascella delle foglie), terminali (poste sull’apice dei rami), anticipati (foramti da gemme che si sono sviluppate nella stessa stagione dei germogli) e avventizi (posti in diverse zone della pianta e formati da gemme avventizie).
  5. Le gemme: si distinguono in base alla posizione sulla pianta o in base al periodo di vegetazione, avendo così le gemme ibernanti (si formano in estate-autunno e germogliano in primavera), pronte (germogliano nell’anno stesso in cui si formano e danno rami anticipati) e latenti (possono passare anni prima di vedere il germogliamento).
  6. Le foglie: hanno consistenza coriacea, di forma ellittica o lanceolata, di colore verde sulla pagina superiore della foglia, e argento sulla pagina inferiore; sono posizionate in modo opposto sul ramo e si rinnovano circa ogni due anni.
  7. Il fiore: è detta mignola, è un’infiorescenza formata da 20-40 fiori tendenzialmente ermafroditi e l’emissione è scalare, iniziando generalmente nella zona della pianta esposta a sud.
  8. Il frutto: è una drupa sferica o ovoidale, peso di 2g -3g e diametro di 2cm-3cm.

L’inizio ciclo della pianta coincide con l’aumento delle temperature primaverili che consentono il risveglio delle gemme e la formazione delle mignole. Il ciclo termina con la maturazione delle drupe che tendenzialente inizia a settembre, essa inizia con la comparsa di macchie scure intorno all’apice delle drupe; la polpa intanto si rassoda e accumula olio. Le varie fasi che l’olivo percorre durante tutto il ciclo sono scandite dalla crescita delle nuove foglie e dalla formazione dei grappoli fiorali:

(inserire tabella degli stadi fenologici dell’olivo).

Un fenomeno che caratterizza il ciclo produttivo dell’olivo è l’alternanza di produzione, fenomeno che porta annate molto produttive seguite da annate poco produttive. Le cause sono essenzialmente fisiologiche: nell’anno di carica i prodotti della fotosintesi sono maggiormente destinati alla formazione del frutto a discapito della differenziazione delle gemme, viceversa nell’anno di scarica.

Esigenze ambientali e pedoclimatiche

Il miglior clima è quello temperato-caldo, con inverni che non portano bruschi cali di temperatura. Le temperature ideali variano in base alla fase fenologica: durante la mignolatura sono necessari circa 10°, in fioritura almeno 15°, in allegagione almeno 20°, dall’invaiatura la richiesta di gradi cala; temperature superiori ai 30° portano ad un netto rallentamento dell’attivita fisiologica, se unite anche a lunghi periodi di siccità, la pianta può presentare danni irreversibili.

Il fabbisogno idrico non è molto elevato, sbilanciato verso le fasi di fioritura, allegagione e invaiatura.

L’olivo predilige terreni sciolti e ben drenanti, si adatta molto facilmente, poco sui terreni pesanti e con il rischio di ristagno idrico.

La nutrizione e trattamenti nella coltivazione dell'Olivo

Irrigazione e fertilizzazione

La morfologia delle foglie conferisce all’olivo la capacità di utilizzare molto bene l’acqua disponibile, comunque i periodi prolungati di siccità concentrati nelle fasi critiche del ciclo possono recare danni sia alla produzione che alla pianta; l’olivo è in grado di vivere anche in areali con meno di 500mm di pioggia annui, l’importante è che l’acqua sia disponibile durante la germogliazione, la fioritura e la formazione del frutto.

L’apporto di concime è fondamentale all’impianto, invece durante tutta la crescita e la piena produzione la concimazione è legata al tipo di conduzione che è stata messa in atto.  Gli elementi che sono fondamentali per la crescita corretta dell’olivo sono: Bo Mg  Ca K  P  N.

Per una produzione desiderata di 10 t/ha di olive avremmo asportazioni pari a: 100kg/ha di N 30kg/ha di P 120kg/ha di K 180 kg/ha di Ca 20kg/ha di Mg, il boro può essere applicato sia per via fogliare sia con concimi granulari.

Per una corretta concimazione è necessario verificare tramite le analisi chimico-fisiche del terreno le disponibilità dei singoli elementi.

Avversità

Le principali avversità dell’olivo sono:

  • Occhio di pavone: azoxystrobin, bacillus subtilis, difenoconasolo, dodina, fosfonato di potassio, kresoxim-metile, pyraclostrobin, prodotti rameici, tebuconazolo, trifloxistrobina, zolfo.
  • Lebbra delle olive: bacillus subtilis, dodina, pyraclostrobin, prodotti rameici, tebuconazolo, trifloxistrobin, zolfo.
  • Piombatura delle foglie: prodotti rameici
  • Rogna dell’olivo: bacillus subtilis qst 713, zolfo, prodotti rameici
  • Mosca dell’olivo: Acetamiprid, beauveria bassiana atcc 74040, ciantaniliprole, cipermetrina, deltametrina, flupyradifurone, lambda cialotrina, oli essenziali di arancio, olio mineralie, spinosad.
  • Tignola dell’olivo: acetamiprid, bacillus thuringensis, cipermetrina, deltametrina, lambda cialotrina, spinetoram, olio minerale.
  • Cocciniglie: piryproxifen, sali potassici di acidi grassi.
  • Cotonello dell’olivo: deltametrina, oli minerali, sali potassici di acidi grassi.
  • Oziorinco: lambda cialotrina
  • Margaronia: bacillus thuringensis

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