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Il Cavolfiore

Coltivazione del cavolfiore, buone pratiche agricole in azienda

Famiglia: Crucifere o brassicacee

Genere e specie: Brassica oleracea 

Sommario

Il cavolfiore è un ortaggio assai diffuso, che è stato introdotto in coltura in epoche
successive al Medioevo. In Italia il cavolfiore è coltivato su di una superficie di circa 24.000 ha, con rese di 20 t/ha – 40 t/ha circa, ed interessa anche aziende biologiche.

Caratteri botanici e varietali

Il cavolfiore è una pianta erbacea a ciclo biennale (annuale in coltura); non si ritrova nella flora spontanea. Al primo anno forma un fusto legnoso alla base, con foglie oblunghe di colore verde a costola ingrossata e lembo ampio ricoperto di pruina; al centro di esse si sviluppa una gemma fiorale che si ingrossa fino a formare una testa o palla che rappresenta la parte edule del cavolfiore, questa è composta da un asse principale ingrossato e carnoso e da branche fiorali di 1°, 2° e 3° ordine. La superficie superiore del corimbo può assumere forma convessa o conica.

Al secondo anno, dopo aver superato l’inverno, le ramificazioni del corimbo si allungano e terminano in infiorescenze a racemo con fiori ermafroditi; i fiori hanno quattro petali gialli, 6 stami, ovario infero terminante con uno stile più o meno allungato e stigma papilloso. La fioritura inizia in aprile-maggio e si protrae per una quarantina di giorni. Il frutto è una siliqua di forma allungata terminante a becco. Numerose sono le cultivar di cavolfiore coltivate in Italia differenziate principalmente in base all’epoca di produzione distribuita nel periodo autunno-invernale.

La semina avviene in giugno-luglio ed il trapianto in agosto, prima le cultivar precoci.

Quando e come coltivare il cavolfiore

Esigenze pedologiche e climatiche

Il cavolfiore è pianta poco esigente, potendosi adattare a tutti i tipi di terreno, anche a quelli a tessitura sottile (argillosi) purché ben strutturati e drenanti, con buon livello di sostanza organica; il pH ottimale è compreso tra 6,2 e 7,2; nei terreni acidi il cavolfiore è soggetto a carenza di Molibdeno e calcio ed all’ernia del cavolo, nei terreni alcalini a carenza di fosforo e ferro. Nei riguardi della salinità del terreno è considerata specie abbastanza tollerante (1,5-%) ad esclusione delle prime fasi vegetative in cui non si deve superare l’1,2%. Il cavolfiore è una pianta adattata ai climi temperati. La germinazione avviene a 6°C ed ottimali di 25°C.

Il cavolfiore è considerato pianta tollerante alle basse temperature purché di breve durata;
prima della formazione della testa può resistere fino a temperature di -5°C con qualche allessatura sulle foglie più esterne; dopo la formazione della testa, questa può essere facilmente danneggiata anche da temperature di 0, -2°C. Le cultivar precoci sono soggette alla prefioritura quando sono sottoposte a condizioni di stress durante le prime fasi vegetative.

Nella produzione integrata la coltivazione non è ammessa in terreni con pendenza superiore al 15% e con salinità maggiore del 2,5%. Il ritorno della coltura sullo stesso terreno non è ammesso prima di 2 anni di altre colture non brassicacee.cee.

Impianto

La coltura del cavolfiore inizia con il trapianto di piantine allevate in contenitore, allo stadio di 5-6 foglie. Con le moderne trapiantatrici si può trapiantare in file distanti 80-100 cm, e distanze di 50-60 cm lungo la fila. La densità di impianto è di 2-4 piante/m2.

Diserbo

Sono disponibili diserbanti selettivi, sono ammessi trattamenti diserbanti prima del trapianto con Metazaclor (che agisce sui semi in emergenza, è anche assorbito da tutti gli organi della plantula e traslocato sistemicamente) e dopo il trapianto con Quizalofop-p-etile isomero -D (assorbito a livello fogliare e traslocato sistematicamente nei meristemi, può essere assorbito dalle radici e dal coleoptile delle giovani piante), Propaquizafop (assorbito da livello fogliare e radicale e traslocato nei meristemi) o Piridate (assorbito a livello fogliare).

Tutti e tre i principi attivi di post-emergenza controllano solo le Graminacee.

La nutrizione nella coltivazione dei cavolfiori (concimazione)

Il cavolfiore è una coltura a medie esigenze nutritive, ma queste variano con la durata del ciclo colturale. Prevale l’assorbimento del potassio su azoto, calcio e fosforo ma l’effetto principale della concimazione lo troviamo per azoto e fosforo. Il maggiore fabbisogno nutritivo lo abbiamo nella fase di ingrossamento dell’infiorescenza.

La distribuzione dell’azoto deve essere frazionata. La distribuzione di letame e pollina, non ben maturi, abbassa il pH del terreno e può provocare squilibri nutritivi. Inoltre il cavolfiore è sensibile alla carenza di boro e richiede buone disponibilità di zolfo come tutti gli altri cavoli. Le asportazioni medie della coltura sono di 4,5-8 kg/t di N, 1,5-3 kg/t di P2O5 e 5-8 kg/t di K2O. La concimazione standard prevede 150 kg/ha di N, 80 kg/ha di P2O5 e 200 kg/ha di K2O circa. Per una corretta concimazione è indispensabile l’utilizzo delle analisi chimico/fisiche.

Alla preparazione del terreno si deve distribuire fino a metà del fabbisogno azotato, tutto il fosforo ed il potassio, preferendo forme di N a lento effetto.
In copertura poi si interviene con circa 100 kg/ha di N frazionato alla rincalzatura ed
all’inizio della formazione della infiorescenza; nelle cultivar tardive, si interviene con altri 100-150 kg/ha di N. All’inizio della coltivazione in condizioni di scarsa vegetazione si può intervenire con la fertirrigazione distribuendo un concime idrosolubile.

Nella produzione integrata l’azoto deve essere frazionato in almeno 2 interventi nelle cultivar precoci e 3 in quelle medio precoci e tardive.

Irrigazione

Le esigenze idriche del cavolfiore sono elevate. Il fabbisogno idrico dipende dall’andamento della piovosità autunnale. La irrigazione può essere svolta a pioggia oppure per infiltrazione da solchi. Si sta diffondendo anche la manichetta a goccia.

Raccolta

I corimbi possono essere raccolti quando hanno raggiunto una adeguata dimensione e prima che comincino ad allentarsi. La raccolta è manuale o semi meccanica e richiede 2-5 passaggi con un fabbisogno di lavoro variabile. La preparazione comprende tre tipologie di presentazione:
Con foglie (affogliato): le infiorescenze sono completamente protette dalle foglie,
che devono essere sane e verdi.
– Senza foglie (defogliato): le infiorescenze sono private di tutte le foglie ed il torsolo è tagliato subito al di sotto dell’infiorescenza.
Coronato: Le foglie interne sono tagliate 3 cm al di sopra dell’infiorescenza ed il
torsolo sotto l’ultima foglia.
La qualità prevista dalle norme prevede 3 categorie: extra, prima e seconda.

Avversità e malattie del cavolfiore

In vivaio il cavolfiore può essere attaccato dalla peronospora, da marciumi al colletto e da batteriosi fogliari. Inoltre dalla Plasmodiophora brassicae o ernia del cavolo. Dopo il trapianto il cavolfiore può essere attaccato al colletto da fusariosi e da Phoma linga che provoca strozzature e cancri. Le foglie invece sono soggette ad attacchi di Xantomonas campestris che provoca annerimento delle nervature e successivo disseccamento del bordo foglaire, favorito da temperature elevate e alta umidità. Durante la coltivazione in campo si possono avere attacchi di Peronospora brassicae che provoca annerimenti interni dei corimbi, e di Alternaria che provoca superficiali che possono anche manifestarsi anche in post raccolta; in più, afide ceroso, nottue, larve di cavolaia, cimice dei cavoli, punteruolo delle crucifere e mosca dei cavoli.

Tra le avversità non parassitarie abbiamo la laciniatura fogliare, dovuta a carenza di
molibdeno ed il cuore cavo con spaccatura all’interno del torsolo, provocata da eccesso di acqua ed N. Un’altra grave alterazione fisiologica è la bottonatura. Questa si manifesta nella fase iniziale della cultura, e si manifesta con sviluppo vegetativo ridotto e formazione di una infiorescenza molto piccola. La comparsa di foglioline sulla superficie dell’infiorescenza sembra dovuta ad una interruzione della fase di differenziazione fiorale, in relazione a condizioni climatiche avverse (>15°C); la peluria invece sarebbe favorita da elevate condizioni di temperatura (>15°C) ed alta umidità portata da venti di Scirocco.

Infine si deve ricordare la comparsa di “piante cieche”, per aborto dell’apice vegetativo a causa dei forti sbalzi di temperatura nella fase iniziale della crescita.

La difesa fitosanitaria della coltivazione del cavolfiore

Si basa su interventi mirati a risolvere problemi specifici:

  • Peronospora brassicae: prodotti rameici, Metalaxil, Metalaxil-m o azoxystrobin

generalmente in post-trapianto per difendere le piante giovani.

  • Alternaria brassicae: azoxystrobin, difenoconazolo, fluxapiroxad (preventivo solamente), Metalaxil-m e prodotti rameici in post-trapianto.

I trattamenti insetticidi vanno effettuati con la congrua infestazione per ogni tipo di insetto:

  • Mosca del cavolo: Teflutrin al terreno e solo nelle aree interessate realmente.
  • Cimice dei cavoli: acetamiprid, deltametrina e lambda-cialortina.
  • Afide ceroso: acetamiprid, azadiractina, cipermetrina e deltametrina, flupyradifurone, lambda-cialotrina, maltodestrina, sali potassici di acidi grassi e taufluvalinate.
  • Mosca bianca del cavolo: cipermetrina, deltametrina, flupyradifurone, lambdacialotrina, maltodestrina, sali potassici di acidi grassi.
  • Cavolaie e nottue: azadiractina, bacillus thuringensis kurstaki/aizawai, cipermetrina

e deltametrina, clorantaliniprole, emamctina-benzoato, lambda-cialotrina, spinetoram, spinosad, tau-fluvalinate.

  • Punteruolo delle crucifere: intervenire solo con forti infestazioni con teflutrin al terreno o cipermetrina.

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